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La recensione di "Io, Filumè" de IlConfronto.eu

Aggiornamento: 8 nov 2023




Io,Filumè” è una produzione del Teatro di Bó, che da Pisa a Napoli si fa itinerante con questo spettacolo di Franco di Corcia Jr, che si fa anche attore sul palcoscenico del teatro “Tram” . Ad accompagnare Franco ci pensa Mattia Pagni con la sua musica dal vivo e Michelangelo Ricci con il lavoro “dietro le quinte” per la messa in scena.

Tra musica e parole c’è da catapultarsi in una dimensione parallela, che al contempo, è anche il vissuto di tutti: tra luci e ombre, con un ritmo che a tratti si fa incalzante e ichioda i dubbi più reconditi del genere umano.

Tra il sacro e il profano, tra ninna nanna e tarantelle l’attore emigra e torna a casa e ogni volta lo stesso dramma: Fai l’artista, ma che fai?

E allora… a dar voce ai sentimenti di Franco ci pensa “Io Filumè”.

Un dramma contemporaneo che fa introspezione nella vita dell’attore, in aperto contatto con il pubblico, anch’esso presente e vivo nella platea che si fa scena.

Franco, un nome breve che diventa “opera omnia” del breve libro della vita compiuto fino ad ora; intanto che narra la trama, descrive i personaggi della Filumena Marturano di Eduardo De Filippo, stando ben attento a citare solo qualche battuta di eduardiana memoria per fronteggiare i problemi che quotidianamente ogni artista deve risolvere con la Siae.

Si intreccia alla storia d’amore tra la Filumena, la donna dal mestiere più antico del mondo e del facoltoso Don Domenico,

la storia di Franco dalle origini svizzere, in una tipica casa in legno, una di quelle che accolgono famiglie multietniche .

I genitori di Franco erano due giovani emigranti, con un contratto lavorativo dalla tipica clausola: divieto di procreazione.

Franco nacque nonostante il divieto e i primi giorni della sua vita li trascorse al canto della ” ninna nanna” multilingue ; per poi intraprendere il viaggio, che dalla Svizzera lo ha portato al Sud Italia chiuso in una valigia, momento questo che lo segna, provocandogli “la sindrome della valigia”.

Nel Mezzogiorno Franco è stato cresciuto ed è diventato il Franco che è tra gli alfabeti, le numerazioni e la musica dei nonni dalla tipica cadenza linguistica del sud.

Il Teatro è la ragione di vita di Franco, che racconta la sua storia travagliata, il ricordo macabro di un pestaggio nella notte di San Lorenzo che lo perseguita ogni notte e si fa ombra sulla scena.

Il dramma del Covid vissuto in prima persona,l’ incubazione, la sensazione del respiro spezzato, che ancora persiste e le prime prove post covid, dichiara l’attore, sono state testimoni con le pause da fiato sospeso(e non di meraviglia, ma di affaticamento respiratorio); e poi, il contatto ravvicinato con chi ogni giorno, come un equilibrista, era in bilico tra vita e morte.

E la Filumena di Edoardo, con la messa in scena della morte, per essere riconosciuta come signora Soriano, per rubare un cognome, da lo spunto a Franco per meditare sull’Essere persona e artista.

Quanti riconoscimenti post mortem! Non sarebbe più bello un apprezzamento o un “ti voglio bene” detto in vita?

La Famiglia, poi, altro nodo stretto dall’attore che ragiona su come questa debba essere luogo di sfogo.

Eppure, non sempre, questa condizione si realizza. Ma, allora, su quale treno viaggia la famiglia? La si può racchiudere in una valigia?

La Famiglia è dove sta il cuore.

Dopo 25 anni di lotta e sacrifici per essere riconosciuto, Franco di Corcia non si è arreso, il teatro è la sua casa e in piena sintonia musicale con Mattia Pagni ha reso il pubblico protagonista del suo dramma introspettivo.


Intervista a Franco di Corcia jr autore e attore



Intervista a Mattia Pagni




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